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Nadia Deromedi

Psiche“, in greco-soffio vitale, alito, respiro, sede di sentimenti. “Logos” scienza, studio. Iniziò così, per una forte fascinazione, il mio percorso di Psicologia Clinica e di Comunità, presso l’Università di Torino. Entusiasta e curiosa, solo in un secondo tempo realizzo che la prima “anima” da conoscere era la mia, oltre che per il mio benessere, per il lavoro che auspicavo nel futuro. Durante l’Università ho approfondito in particolare il pensiero di C. G. Jung (che continua a essere una preziosa ispirazione) e la psicologia dinamica di W. Bion, teoria sulla quale ho basato la tesi in psicosomatica confrontandola con acquisizioni delle neuroscienze.

Attratta dalla clinica, ho iniziato a lavorare presso una Comunità Terapeutica nell’ambito della Salute Mentale (Asl 4 To con Coop Il Margine). Il lavoro di “psicoterapia in setting di comunità” si svolge all’interno di un quadro di riferimento fenomenologico. Imparo nella quotidianità, il valore dello “stare” al di là di fare e le possibilità che questo schiude, l’apprestarsi al misterioso linguaggio del sintomo, per cogliere il significato emotivo per la persona (D.ssa Martinetto), una “ginnastica” relazionale spesso impegnativa ma indispensabile per questo lavoro. Il continuo confronto con l’equipe multidisciplinare mi ha portata a conoscere i limiti e le risorse del mio modo di lavorare, ad ampliare le possibili letture e modalità di intervento, un arricchimento a livello formativo e umano.

Nel frattempo, dato il mio interesse per l’integrazione mente-corpo, ho seguito un corso biennale di danzaterapia (D.ssa Anna Gasco) e da lì in avanti ho continuato lo studio della danza e ho sperimentato yoga e teatro-danza in un percorso di crescita e ricerca personali.

Arriva poi il momento del “salto” a livello professionale, ossia dell’approfondimento della strada clinica, con l’acquisizione di strumenti indispensabili: la scuola di Specializzazione in Psicoterapia e la terapia personale. Proseguo l’avventura. Scelgo l’orientamento cognitivo costruttivista (autori italiani di riferimento Guidano e Liotti) per l’accento posto sull’aspetto esperienziale della formazione che metteva in primo piano la relazione (in questo caso docente/allievo) come metafora del lavoro tra terapeuta/paziente. L’aspetto dinamico della didattica è stato fondamentale, l’idea perseguita dai docenti era insegnare il “mestiere dello psicoterapeuta” e “l’incoraggiamento nel far emergere il proprio modo di essere terapeuta”.

Anni intensi di conoscenza di me stessa e di ciò che io sono attraverso gli occhi degli altri, oltre che sui libri, che mi hanno portato consapevolezza e fiducia nelle possibilità di cambiamento.

Buona parte della mia attitudine al lavoro in psicoterapia è ispirata alla metodologia trasmessa dal Prof. Bara; ma nel mio personale approccio convergono anche le conoscenze precedenti, l’esperienza lavorativa, nonché l’attenzione data per l’aspetto corporeo e l’utilizzo, quando possibile, del Focusing per l’ascolto dei vissuti somatici.

ATTIVITA’ E SERVIZI PROFESSIONALI

ATTIVITÀ RIVOLTE AD ADULTI E GIOVANI ADULTI, A LIVELLO INDIVIDUALE

  • Consulenza Psicologicaprimo colloquio: incontro/i atti a delineare la problematica, effettuare l’analisi della domanda e a formulare ipotesi di soluzione (risorse del soggetto) o trattamento (sostegno, psicoterapia, invio ad altro specialista);
  • colloquio di sostegno psicologico: percorso concordato che sostiene la persona in momenti di difficoltà di fronte a situazioni o eventi particolari; mira a recuperare uno stato di benessere stimolando risorse personali;
  • psicoterapia: percorso di cura concordato rispetto a disagi e disturbi psicologici che compromettono la qualità di vita della persona; anche all’interno della psicoterapia sono presenti interventi di sostegno ma al contempo interventi che promuovono un cambiamento migliorativo. 

GRUPPI DI MOVIMENTO ESPRESSIVO IN CO-CONDUZIONE

Cicli di incontri in piccolo gruppo che promuovono il benessere, l’integrazione e la consapevolezza corporea grazie all’ascolto del movimento e alla possibilità di espressione.

Metodologia

Il disagio, il blocco, la sofferenza eccessiva e non elaborata, le difficoltà nelle relazioni, lo stress e le somatizzazioni, l’ansia e l’attacco di panico: situazioni che arrivano a compromettere la sensazione di continuità, di star bene nella nostra vita e di poter agire liberamente nel mondo.

Qualcosa richiede la nostra attenzione, il sintomo o disagio cerca comprensione e, nonostante le apparenze variegate, è sempre presente un significato emotivo sottostante.

Il lavoro con le emozioni e l’asse portante della terapia, le emozioni sono degli scrigni di significati. “Come mai questo evento/situazione mi porta questa sofferenza/turbamento/blocco? Cosa c’è dentro la mia paura? Che emozione ho provato in quel sogno?”.

Il lavoro terapeutico si caratterizza per l’ascolto del singolo, del significato per quella persona di quella situazione, di quel malessere nel contesto della sua vita.

Un approccio non diretto al sintomo, al “pezzo” che non funziona, ma alla persona nel suo insieme, al suo sentire e alla storia nelle parti che tuttora fanno parte del suo presente, per andare a com-prendere anche le espressioni più fragili.

Nella seduta si rallenta il processo di ascolto di sé soffermandosi su sfumature e pieghe dei vissuti, si esplorano “territori sconosciuti” del mondo interno (sensazioni/immagini/emozioni/pensieri) e si riconosce il proprio modo inconsapevole di “costruire” il mondo problematizzando l’ovvio, si lasciano emergere contenuti inespressi per poi comprendere e trasformare, si impara l’auto-osservazione e un rapporto affettivo con noi stessi. Il “lavoro” inizia sin dal primo colloquio in quanto vengono stimolati processi metacognitivi (di riflessione su di sé) e si sperimenta un’attitudine curiosa e non giudicante verso i propri contenuti che la persona si porta via tra un colloquio e l’altro e al termine della terapia.

Con il tempo si apprende un dialogo interno capace di porre domande che mantengano vivo e fluido il contatto con sé, condizione indispensabile al nostro benessere.

“Abbandonando l’illusorietà del chiarore di mezzogiorno, si impara a percepire la luce di mezzanotte”. (B. G. Bara, 1996)

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