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Sedute di Respirazione Connessa

Una seduta al mese come appuntamento fisso:

Domenica 23 gennaio dalle 15.00 alle 21.00

Questo servizio può anche essere su appuntamento per sedute di gruppo o singole presso il nostro centro OASIS STUDIO.

La respirazione connessa indica uno stile respiratorio caratterizzato dall’eliminazione delle pause fra inspiro ed espiro e dall’intensificazione dei cicli respiratori. Una seduta di respirazione connessa tuttavia indica piuttosto un ambiente , reso sicuro da un facilitatore esperto, e un tempo che va dall’ora e mezza alle tre ore. Nella situazione definita da questi fattori respirare in modo connesso non è obbligatorio, ma fortemente consigliato almeno all’inizio della seduta.

La possibilità offerta da una seduta di respirazione connessa è quella di compiere un viaggio interno, di transitare in uno stato alterato di coscienza mediato dal setting, dalla musica e dall’iperventilazione volontaria causata dalla respirazione connessa. L’iperventilazione volontaria produce effetti diversi da quella involontaria (che è invece alla base di sindromi causa di molteplici problemi fisici e psicologici) e provoca un’intensificazione delle sensazioni corporee e dei vissuti emotivi. La musica invece aiuta a ritmare la respirazione e, in concerto con l’ambiente sicuro, estetico, e non illuminato, agevola il lasciarsi andare ad una potenziale catarsi emotiva.

Una ricerca recente ha osservato durante questo tipo di sedute un aumento dello stress e dello sforzo fisico seguito da un rilassamento profondo. La maggior parte dei partecipanti di tale ricerca testimoniano di aver vissuto un’esperienza fuori dal comune, per alcuni meditativa, per altri psicologicamente catartica e risolutiva, per altri ancora visionaria.

Secondo una teoria contemporanea sviluppata da ricercatori londinesi questo tipo di esperienza potrebbe rappresentare un modo per provocare uno stato mentale di transizione o “cruciale” (pivotal mental state), vale a dire uno stato in cui è favorito il cambiamento psicologico e l’emergere di intuizioni. Il cambiamento viene quindi reso possibile da un’esperienza che intensifica l’esperienza provocando uno stress ricercato in modo volontario. Questa condizione porta il cervello in uno stato definito dai ricercatori iper-plastico, una condizione quindi di aumentata plasticità neurale facilitante il cambiamento psicologico.

Gli studi in ambito neuroscientifico sulla respirazione connessa ancora scarseggiano, tuttavia la ricerca condotta sull’iperventilazione volontaria indica un aumento della connettività cerebrale e un’alterazione del flusso sanguigno, dovuta in parte alla vasocostrizione dei vasi sanguigni cerebrali. Ciò potrebbe costituire la base neurale delle esperienze riportate di alterazione del pensiero razionale (accompagnato da una riduzione delle proprie difese psicologiche) e della parallela intensificazione dei vissuti corporei  ed emotivi. Questi effetti hanno il potenziale di far emergere a livello somatico ed emotivo le aree di tensione, portandole alla consapevolezza corporea che porterà a adottare istintivamente dei comportamenti adattivi. Molti partecipanti hanno testimoniato come questa alterazione del funzionamento della mente li abbi aiutati ad avvicinarsi alla meditazione o ad avere intuizioni rispetto a problemi quotidiani o esistenziali.

UN PO’ DI STORIA

L’introduzione in ambito psico-somatico della respirazione connessa si deve a William Reich e al suo allievo Alexander Lowen, fondatore del paradigma Bioenergetico. Tale teoria afferma che il libero fluire dell’energia corporea venga bloccato da tensioni sia psicologiche che muscolari-corporee.

L’esplorazione del potenziale degli stati alterati di coscienza (o meglio non ordinari, e quindi semplicemente meno comuni dello stato di coscienza caratterizzante l’usuale periodo di veglia) che si possono attraversare in una seduta di respirazione connessa fu invece principalmente effettuato da Stanislav Grof, fondatore della Respirazione Olotropica insieme alla moglie Christina Grof, ed è ancora oggi proseguito dalla ricerca dei suoi allievi. Grof è uno psichiatra fra i primi a condurre ricerche sull’uso degli psichedelici come cura delle terapie psichiatriche (un effetto benefico oggi quasi del tutto comprovato dalla ricerca scientifica) ed è fra i fondatori della psicologia transpersonale.

Gli stati non ordinari di coscienza tendono ad agire come se fossero un radar interiore che scopre le zone più cariche di tensione e porta il loro contenuto alla consapevolezza perché questa trovi la soluzione. In tale processo, i sintomi che già esistono si aggravano e il “materiale inconscio” nascosto che ne è alla base giunge in superficie.”

La psicologia transpersonale si interessa a quelle esperienze che prevedono l’espansione della coscienza oltre i confini dell’io e quindi l’identificazione con altri esseri organici o inorganici, in luoghi e tempi diversi dall’attuale. Esperendo stati di coscienza transpersonali si possono esplorare tutte le caleidoscopiche possibilità̀ contenute nella psiche. E’ possibile avere questo tipo di esperienze durante una seduta di respirazione connessa sebbene non sia una tappa obbligata e gran parte del lavoro a sostegno del benessere psicologico e della vitalità creativa può avvenire ad un livello semplicemente corporeo e descrivibile con categorie appartenenti a questa realtà immanente.

I coniugi Grof hanno saputo descrivere con grande accuratezza le diverse esperienze che possono avere luogo durante una seduta di respirazione Olotropica e le hanno così catalogate: psicodinamiche (biografiche), transpersonali e perinatali. Le esperienze perinatali consistono nel recupero di ricordi incorporati del proprio personale processo di nascita. La descrizione di questo processo da parte degli autori fornisce un’efficace metafora di come può svolgersi una seduta di respirazione connessa: da un primo momento di stasi si passa un secondo momento di ingresso in uno stato non ordinario di coscienza sconosciuto, per poi attraversare uno stato di grande intensità che conduce alla catarsi e al rilassamento estatico dell’ultima fase. Chiaramente questa descrizione fornisce una semplificazione di quella che può essere un’esperienza diversa per ogni partecipante; tuttavia, l’esaurirsi delle tensioni in un rilassamento finale è tappa obbligata di ogni seduta. Il facilitatore, infatti, avrà cura di restare con chiunque necessiti di più tempo per giungervi, allungando all’occorrenza il tempo della seduta. E’ proprio infatti questo finale rilassamento a garantire lo sciogliersi delle tensioni corporee e dei blocchi psicologici emersi durante l’esperienza.

Adottando un punto di vista critico e fenomenologico alle esperienze che si possono avere durante una seduta di respirazione connessa, personalmente credo che non sia dato essere certi di aver rivissuto la propria nascita, una vita precedente o una forma di coscienza non umana, per quanto sia possibile in quanto esperibile. In questo senso il facilitatore (uno psicologo abilitato) di una seduta di respirazione connesso oltre a garantire la sicurezza dell’esperienza aiuta l’integrazione di essa nella propria vita quotidiana, instillando se necessario il dubbio su eventuali credenze dogmatiche che potrebbero svilupparsi a partire dalle intuizioni avute durante la seduta:

Poniti dinanzi agli eventi come un bambino, e sii pronto ad abbandonare ogni preconcetto, vai umilmente dovunque e in qualunque abisso la Natura ti conduca, o non apprenderai nulla.

Un’altra tecnica fra le più celebri (ma ne esistono moltissime) in cui viene impiegata la respirazione connessa, denominata Rebirthing, si è sviluppata a partire dagli studi di Leonard Orr degli anni ’70 e da quelli di Jim Leonard e Phil Laut. Simile alla respirazione Olotropica non prevede di norma l’uso della musica. Il Rebirthing  ha avuto una deriva meno rigorosa dal punto di vista filosofico e scientifico, ed è andata a collocarsi nel filone del new age.

In sintesi

La respirazione connessa permette l’esplorazione di stati di coscienza non ordinari, in cui è data la possibilità di esplorare il proprio corpo, le proprie emozioni, ed anche di attraversare esperienze catartiche e intuitive in grado di donare nuova linfa all’espressione della nostra energia vitale. Relegata all’underground durante il secolo scorso sta ridestando l’interesse della ricerca scientifica e filosofica che stanno aggiungendo contributi importanti a quanto già teorizzato da grandi pensatori e psicologi.

È una pratica non indicata a chiunque indiscriminatamente, perciò vi incoraggiamo ad informarvi direttamente con il facilitatore nel caso siate interessati, e in particolare se presentate una patologia fisica o qualunque predisposizione psicopatologica

Con  Tiziano Canello

Yoga, psicologia e respiro consapevole